Nell’ambito delle due giornate MeetMeTonight, ospitate dall’Università degli studi di Milano-Bicocca il 27-28 settembre 2024, si sono svolti due eventi organizzati da ricercatrici del Dipartimento di studi storici dell’Università degli studi di Milano. Il primo workshop, intitolato “Stampe per crescere: giocare e imparare con le immagini come i nostri antenati”, è stato curato da Elisa Marazzi, docente di Storia della stampa e dell’editoria, mentre il secondo, “Scoprire Milano nelle pagine dei Promessi sposi: un viaggio all’interno di una copia digitalizzata e in OpenStreetMap”, è stato curato da Simona Turbanti, docente di Digital Humanities.
“Stampe per crescere”, dedicato a bambini di 7 e 8 anni, si ispira alle ricerche della docente sui materiali a stampa utilizzati dai bambini del passato per giocare e imparare; ha collaborato all’evento Marcella Emanuello, studentessa magistrale in Editoria. Si è trattato di un vero e proprio laboratorio di collage, in cui si è fatto uso di materiali risalenti al XIX secolo (in riproduzione), di natura ludica ma con componenti educative al loro interno; tali materiali erano stampati in tutta Europa e dedicati a un pubblico vasto di adulti, ragazzi e bambini. Come possiamo notare dagli esemplari a disposizione degli studiosi grazie ad archivi e biblioteche (nello specifico, i materiali usati per il laboratorio sono conservati alla Civica Raccolta A. Bertarelli al Castello Sforzesco e al Mucem di Marsiglia), le stampe erano colorate ed illustrate, e avevano perciò una maggiore possibilità, rispetto a libri e giornali, di essere fruite anche da persone non alfabetizzate, in quanto non richiedevano uno sforzo di lettura né complessi procedimenti di utilizzo.
Ai partecipanti sono stati proposti in riproduzione alcuni giochi di carta con cui i bambini dell’Ottocento si intrattenevano, stampati su fogli A3 (cioè la dimensione moderna più vicina ai fogli originali). Lo scopo era di ricreare la stessa attività di gioco, incollando le stampe su cartoncini più spessi (che nell’Ottocento erano di riuso) e utilizzando forbici e colla stick, ma anche cartoncini e puntine, per creare figurine e giocattoli non senza, naturalmente, l’aiuto degli adulti. Nel giro di un paio d’ore sono apparse, in base alla creatività e alla libertà di scelta dei bambini, diverse bamboline di carta abbigliate di tutto punto (con i loro rispettivi cambi d’abito); Arlecchini colorati e dagli arti mobili; ventagli perfettamente funzionanti con alfabeti colorati su entrambi i lati; silhouettes di animali della savana con cui giocare alle ombre cinesi e soldatini a cavallo dall’aspetto valoroso. Ai partecipanti è stata data la possibilità di portare a casa i propri lavori finiti e altro materiale non ancora utilizzato, per invitarli a continuare le attività a casa con fratelli o amici e proporre un’alternativa ai giochi moderni anche nella quotidianità – oppure, più semplicemente, per lasciare loro un ricordo fisico dell’esperienza vissuta.


La partecipazione al laboratorio è stata gradita sia dai bambini, protagonisti e target al tempo stesso dell’attività, sia dai genitori, che accompagnavano e talvolta si fermavano ad assistere. È stato un momento fondamentale di scambio tra le ricercatrici e i piccoli partecipanti, che hanno approfittato della situazione per parlare delle loro abitudini di gioco e hanno rivelato, in alcuni casi, di occuparsi di lavoretti creativi già nel loro tempo libero o a scuola (provando che non tutti i giovani di oggi trovano svago esclusivamente con oggetti elettronici). Sicuramente, un’opportunità particolare per le studiose che hanno tenuto il laboratorio è stata quella di ritagliare uno spazio per raccontare, aggiungendo una dimostrazione pratica, una parte di storia che viene trattata perlopiù a livello specialistico, ed è trascurata nell’educazione primaria: la storia dei bambini e di quelle che erano le loro attività quotidiane.
Il secondo workshop ha avuto come tema “Scoprire Milano nelle pagine dei Promessi Sposi: un viaggio all’interno di una copia digitalizzata e in OpenStreetMap”; nel corso dell’incontro si è voluta mostrare l’importanza delle Digital Humanities inambito culturale attraverso una copia digitalizzata dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni nell’edizione del 1840. L’incontro era rivolto a studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, insegnanti e adulti appassionati di storia e letteratura, con l’obiettivo di valorizzare opere letterarie del passato attraverso strumenti digitali.
Nella parte introduttiva Simona Turbanti ha illustrato la copia digitalizzata dell’opera manzoniana del 1840, disponibile sul portale Internet culturale, evidenziando come una digitalizzazione non si limiti ad una semplice riproduzione per scopi conservativi o di accesso pubblico, ma possa costituire un bene nuovo e differente rispetto all’originale, con caratteristiche e potenzialità uniche. Successivamente, Elisa Marazzi ha narrato la storia editoriale di quell’edizione, celebre per la ricchezza di illustrazioni e annotazioni manoscritte, che permettono di approfondire aspetti poco noti, come le contraffazioni editoriali dei Promessi Sposi e il tipo di lettori a cui si rivolgeva l’opera.
Nella seconda parte del workshop Lorenzo Mariani, laureando in Scienze Storiche, ha illustrato il processo di mappatura digitale utilizzando due strumenti: OpenStreetMap e Google My Maps. Il primo è un database collaborativo e open-source, il secondo è un servizio di Google che permette di creare mappe personalizzate usando i dati di Google Maps, aggiungendo segnalibri, percorsi e informazioni su misura.

Nell’ultima parte, i partecipanti sono stati invitati a collaborare attivamente, ricercando nell’edizione digitalizzata dei Promessi Sposi i riferimenti manzoniani a Milano e alla Lombardia e geolocalizzando nei due strumenti alcuni dei luoghi precedentemente individuati. I partecipanti si sono dimostrati molto interessati alle attività del workshop proposte e apprezzando le potenzialità offerte dalle tecnologie digitali.
L’incontro è stato utile per mettere in luce come il digitale faciliti l’accesso ad opere letterarie, anche in edizione originale, consentendone la valorizzazione e stimolando inoltre l’instaurarsi di un ambiente collaborativo tra gli utenti stessi attraverso l’utilizzo di strumenti aperti come OpenStreetMap e Google My Maps.
Marcella Emanuello
Lorenzo Mariani